DENTRO AL CAOS DI DELHI

Il mio viaggio in India comincia proprio nella sua capitale Nuova Delhi. L’impatto iniziale è molto forte, basti pensare che questa grande metropoli è abitata da circa 20 milioni di persone, 1/3 della popolazione italiana per intenderci e posso assicurarvi che ci sono tutti, non perché li abbia contati, ma perché li ho vissuti.

Sì, proprio così perché Delhi è uno di quei luoghi che va vissuto per poterlo capire. Ho visitato altre città asiatiche che mi hanno dato l’idea di essere caotiche, specialmente in Vietnam (Hanoi), ma nulla in confronto a Delhi. Una città densa, densa di tutto: traffico, smog, persone, animali, sporcizia, odori, colori e soprattutto clacson!

Tutto questo caos comprende un livello di povertà molto alto, infatti è comune vedere intere famiglie che vivono per strada, molte persone, specialmente bambini senza scarpe e con vestiti stracciati, in cerca di qualcosa da mangiare e nel caso del “turista medio, bianco”, di “money“. Le condizioni igeniche nella gran parte della città sono pessime, a partire dalla quantità di rifiuti e plastica che si trova per strada, ai mercati e lo street food.

Oltre al caos, una storia dalle radici profonde

Delhi possiede una storia millenaria, che l’ha vista capitale in diverse epoche ed imperi, per poi diventare il centro del potere britannico in India. Possiede inoltre un vasto patrimonio storico, a partire dal “Red Fort“, alla “Tomba di Humayun” (antico imperatore Moghul) che non è altro che il precursore architettonico del Tajmahal. In particolare da questo palazzo ho cominciato ad innamorarmi dell’architettura storica indiana, dal diverso uso dei colori, materiali, dalla simmetria perfetta dei palazzi alla meravigliosa cura dei dettagli.

Viaggio a Old Delhi, tra profumi, colori e caos

Ma il vero cuore pulsante della città, si trova ad Old Delhi e Khari Baoli, il mercato di spezie più grande di tutta l’Asia. Questo non è un semplice mercato, ma un luogo che si sente ancora prima di entrarci. Muovendosi tra sue stradine si ha la sensazione di essere dentro a qualcosa di enorme, qualcosa che ti travolge con la sua energia e che risveglia tutti e 5 i nostri sensi. L’aria che si respira è densa dei profumi del cumino, cardamomo, curcuma, coriandolo, cannella, zenzero, peperoncino; i sacchi aperti pieni di rosso, giallo, arancio, marrone, colorano le strade, che a loro volta sono piene di venditori, facchini, risciò, biciclette, motorini e persone che si incrociano continuamente suonando quel maledetto clacson come se non ci fosse un domani.

L’impressione che ho sentito è stata come se all’interno di questi vicoli il tempo si sia fermato a qualche secolo fa e che in qualche modo il passato riesca a convivere con il presente, creando un contrasto tra caos, precisione, antico e quotidiano. Passeggiando per queste vie si respira la vita di Delhi.

Qualcosa che va oltre la mia percezione…

Dopo aver attraversato e sentito tutto questo caos, per me che vengo da fuori, Delhi mi dà l’impressione di una città invivibile; non riesco a spiegarmi come la vita di milioni di persone possa nascere e andare avanti qui, ogni giorno, in condizioni che a me sembrano impossibili. E’ proprio qui che mi rendo conto di quanto nascere o vivere in un certo ambiente ci condiziona: quello che per me sembra un luogo estremo e culturalmente distante, per molti altri è la normalità, è semplicemente casa.

Luca Fabbri

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