Da quando ho iniziato a berlo, sono sempre stato un grande amante del caffè, o meglio, dell’espresso Italiano.
Il mio viaggio nel Sud-est Asiatico, in particolare Thailandia, Laos e Vietnam ha fatto si che ampliassi la mia visione di bevuta del caffè andando oltre a quella del classico espresso.
Mi spiego meglio: arrivato in Thailandia non riuscivo ad abituarmi al sapore del caffè locale, che risultava acido, poco amaro e per certi versi troppo leggero. Dopo essermi dato, purtroppo, l’ignorante risposta di “non lo sanno fare”, ho deciso di informarmi e approfondire meglio la cultura del caffè di questi paesi.

DOVE E IN CHE MOMENTO NASCE QUESTA DIVERSITÀ?
La principale differenza tra il caffè Thailandese (in questo caso) e quello Italiano sta nel tipo di varietà usata per le miscele e nel livello di tostatura dei chicchi.
Quest’ultimi dopo la raccolta vengono sottoposti a varie lavorazioni, tra cui la tostatura, la quale avrà un ruolo fondamentale nel sapore finale del chicco.
“ITALIANO” VS “THAILANDESE”☕
Il caffè utilizzato in Italia viene tostato maggiormente, si tende quasi a bruciare il chicco, e nelle miscele si ha una più alta concentrazione di varietà “Rubusta“; tutti fattori che rendono il caffè in tazza più amaro, cioccolatoso e con un’alta concentrazione di caffeina. Al contrario in Thailandia, si ha una minor tostatura dei chicchi e si utilizzano miscele con una più alta concentrazione di varietà “Arabica“; si ha così un caffè meno amaro, con un profilo aromatico più morbido e agrumato.
SI BEVE ALLO STESSO MODO?
Anche la bevuta può essere differente. Il modo più comune è con l’aggiunta di ghiaccio, il quale a sua volta ha un ruolo importante nell’evoluzione del profilo aromatico del caffè stesso.

In questo modo si crea una vera e propria bevanda rinfrescante, dal profilo aromatico più morbido, di più lunga bevuta e con una minor concentrazione di caffeina.
Dopo questo viaggio mi sono appassionato al mondo del caffè, alle numerose varietà e diversi metodi di lavorazione. A tutto ciò aggiungo una seria dipendenza dal: “One americano with ice, no milk, no sugar please“.
VISITA ALLA BOVALEM PLATEAU COFFEE FARM
Mentre ero il Laos, sono stato a visitare una coffee-farm, appena venti minuti da Pakse, nel sud del paese. Mentre la mia amica Emily si rilassava leggendo (dal MIO Kindle) e bevendo caffè, la proprietaria South, mi ha fatto fare un tour privato della sua piantagione.
Dopo aver vissuto in Francia per oltre 10 anni, South decise di tornare in Laos e di riprendere in mano la piantagione dei suoi genitori, che ha suo tempo come gran parte del Laos, aveva subito le conseguenze della guerra del Vietnam. (https://lucafabbri2000-ypctk.wordpress.com/2026/02/05/8/ ⬅️articolo a riguardo)
Durante la visita, South mi spiega la differenza tra le piante di varietà Arabica e Robusta: la prima alle foglie più grandi e una durata della vita di circa 20/30 anni, mentre la seconda, ha una foglia più piccola ma una durata della vita di oltre 60 anni.

La raccolta delle “ciliegie” è prettamente manuale e richiede diverso tempo e manodopera, ma in questo modo si riesce a sfruttare al massimo la produzione. Questo rispecchia anche il concetto di “slow life”, stile di vita di questo paese, che vive lento e silenzioso. Una volta raccolte, le ciliegie rosse, vengono sottoposte a diversi processi di lavorazione da cui ne dipenderà il gusto finale del chicco e quindi della miscela.

Ecco i tre diversi metodi che vengono utilizzati nella piantagione di South:
•Natural dry process: le ciliegie vengono fatte essiccare intere al sole con la polpa ancora attaccata al chicco, ottenendo un caffè dall’aroma fruttato, dolce, e intenso.

•Honey process: la buccia viene rimossa, buona parte della polpa resta attaccata al chicco mentre asciuga, si ottiene così un caffè equilibrato e rotondo.

•Washed process: la polpa viene subito rimossa, e chicchi lavati e lasciati fermentari in acqua prima dell’essecazione, dando così al caffè finale un gusto pulito, leggermente acido, ed elegante.

South è stata molto gentile, mi ha trasmesso l’amore che lei stessa da in quello che fa. Tramite poi una cooperativa, esporta la maggior parte del caffè in Francia.

Il caffè laotiano non è molto conosciuto, ma rimane per gusto e tradizione un prodotto di qualità. Stare seduto sulle sponde del fiume Mekong bevendo caffè e guardando le lunghe “slow boat”, attraversare le sue acque, è stata una delle esperienze più belle della mia vita.
Un concetto molto diverso dal nostro caffè al volo. Bere un caffè diventa un piacere, un momento della giornata in cui ci si ferma mentre il mondo intorno a noi continua ad andare avanti, un momento nostro, da gustare fino alla fine, senza fretta.
Luca Fabbri

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