Sapa è una piccola città situata tra le montagne del nord del Vietnam. Spesso è avvolta da una nebbia fitta e sottile che sembra fermare il tempo: potrebbe benissimo fare concorrenza alla nebbia della Pianura Padana. Con le sue verdi e terrazzate risaie che scendono lungo i pendii delle montagne, regalando paesaggi unici e mozzafiato, Sapa è oggi una delle mete turistiche più gettonate nel nord del Vietnam. Oltre alla bellezza paesaggistica l’omonima regione possiede anche una ricchezza culturale profonda, perché è infatti abitata da diverse minoranze etniche che resistono nel tempo, tra cui le più numerose sono gli Hmong e i Dao Rossi.
Entrambe conservano la propria lingua, cultura, abiti tradizionali e uno stile di vita legato principalmente all’agricoltura. Dietro questa grande ricchezza culturale però, si nasconde una realtà tutt’altro che bella; penso sia quella che mi ha colpito e impressionato emotivamente di più in questo viaggio.
UNA DIVERSA REALTÀ
Molte di queste famiglie vivono spesso in condizioni di povertà. La sera, camminando per le affollate strade di Sapa, mi è capitato di vedere molti bambini, dai 3 ai 4 anni, seduti sui marciapiedi a chiedere l’elemosina.

Avvolti nei giubbotti infreddoliti, fermi immobili, spesso addormentati o totalmente indifferenti a ciò che succedeva intorno e, purtroppo a volte con il fratellino o la sorellina neonata tra le braccia.

Le bambine venivano vestite con abiti tradizionali e ballavano per strada attirando molti turisti che, in cambio di qualche soldo potevano farsi fare un video con loro.

Una sera ero a mangiare una pizza (sì ho mangiato la pizza in Vietnam) e una bambina è entrata nel ristorante, cominciando a girare per i tavoli in cerca di qualcosa da mangiare: indossava abiti tradizionali e con una fascia portava in spalla un bimbo più piccolo. Quando si spostò davanti a me gli diedi una fetta di pizza fumante che si mise ad osservare e annusare (come un cane annusa qualcosa di nuovo) e uscì dal ristorante mangiandosela: avrà avuto 7/8 anni, ma penso che fosse la prima volta che prendesse in mano una fetta di pizza.

Questa realtà mi ha colpito molto, altre volte mi è capitato purtroppo di vedere bambini chiedere l’elemosina, ma non in questo modo. Mi ha spinto inoltre a riflettere sul come cresceranno questi bambini, che visione avranno del mondo, ma soprattutto come l’ambiente che ci circonda possa “condizionare” la nostra crescita e il nostro pensiero.

Non si possono nemmeno giudicare le loro famiglie, i loro genitori, date le loro condizioni. Negli ultimi anni lo stato del Vietnam sta cercando di fronteggiare questa situazione con agevolazioni che possono permettere almeno un’istruzione a questi bambini. Anche diverse associazioni si sono mosse per contribuire.

I Bambini di Sapa, come li chiamo io, sono la forma di povertà che più mi ha colpito durante questo viaggio. Mi hanno insegnato a guardare il mondo con più gentilezza e soprattutto con meno indifferenza. Per quanto poco possa servire dedico a loro questo articolo.
Luca Fabbri
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